Quando la magia del Natale avvolge anche le parole
A dicembre cambia tutto. Cambiano le vetrine, cambiano le agende, cambiano le priorità. E, sì, cambia anche il modo in cui i brand parlano. Più empatia, più calore, più emotività… ma anche più cliché, più frasi fatte, più emoji dei fiocchi di neve buttate qua e là nei testi.
Ogni anno molte aziende decidono di modificare un po’ il proprio tone of voice per “vestirlo a festa”. E voi? Vi siete mai chiesti cosa succede davvero alla voce del vostro brand durante le feste?
I tone of voice a dicembre: una trasformazione ciclica
Per gran parte dell’anno i brand B2B parlano con una voce precisa. Tendenzialmente tecnica, rassicurante, pragmatica, verticale. Ma quando arriva dicembre qualcosa cambia e capita che i testi perdano un po’ di struttura per arricchirsi di sentimenti.
È un fenomeno ricorrente e, in parte, inevitabile. Il tone of voice, per quanto definito, vive nel contesto culturale e Natale è un contesto decisamente potente.
Ma attenzione: cambiare tono non significa perdere identità, ed è qui che si gioca la vera partita!
I rischi di un tone of voice travestito da Babbo Natale
Cambiare registro è legittimo, ma farlo in modo inconsapevole è rischioso.
Quando il tone of voice in mood natalizio non è progettato può generare effetti collaterali tutt’altro che festivi:
- Incoerenza: tra ciò che dite a dicembre e ciò che fate trasparire per il resto dell’anno.
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Inaffidabilità: il linguaggio troppo emotivo può allontanare chi si affida a voi per competenze e non per storytelling emozionale, soprattutto nel B2B.
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Irriconoscibilità: se i vostri auguri somigliano a quelli di tutti gli altri, il vostro brand diventa “uno dei tanti”.
La buona notizia è che è possibile cambiare tono di voce a Natale senza snaturarsi. Alcuni brand lo hanno dimostrato con intelligenza, guardate qui sotto degli esempi dell’ultimo anno!
IKEA: Ready for the Holidays
Lo spot ruota intorno ai classici preparativi di fine anno: casa che si trasforma, addobbi che invadono gli spazi e animali domestici che, inevitabilmente, colgono l’opportunità di fare qualche piccolo disastro.
È un modo ironico e realistico per raccontare il Natale in casa IKEA. Non si vuole mostrare una vita perfetta, ma la realtà di molte famiglie. Sì, anche con il gatto che salta sull’albero addobbato e conclude la performance appendendosi con eleganza felina alle tende.
Questo spot non cambia la voce del brand, anche sotto le luci natalizie IKEA continua a parlare di casa, normalità e persone, proprio come fa per tutto l’anno.
Taffo Funeral Services: La zia
Una foto del camino circondato da addobbi, lucine e candele, ma al posto del panettone o delle calze… un’urna. Accanto, la foto incorniciata della classica zia ficcanaso con bigodini e sguardo torvo. Sopra compare la frase: “La zia non farà più domande inopportune”.
Taffo gioca con la morte da sempre, è il loro trademark. Si dice che a Natale siamo tutti più buoni, ecco, Taffo no. Non si autocensura e mantiene la propria voce irriverente e satirica con il suo umorismo nero che viene declinato nel contesto e negli ambienti tipici delle feste natalizie e coerenza.
Adobe: Il calendario dei ricordi
Adobe sceglie di fare gli auguri a modo suo, con un reel rapido, colorato e dinamico. Il video mostra passo dopo passo come realizzare un calendario throwback con Adobe Illustrator, partendo da un collage di foto personali.
Adobe non “traveste” il proprio tone of voice per Natale, non cede all’emozione e ai sentimentalismi. Trasforma le feste in un’occasione per far emergere la propria identità di brand che insegna, ispira, dà strumenti concreti per creare.
Tono natalizio: cosa cambia davvero?
Il cambiamento coinvolge ogni aspetto della comunicazione:
- Lessico: parole più evocative, metafore legate a calore, luce, magia.
- Ritmo: più lento, più narrativo. Frasi meno tecniche, più descrittive.
- Call to action: meno aggressive, più emotive o relazionali.
- Visual e audio: colori caldi, dettagli oro o rossi, musiche soft, suoni di campanelli.
Questi elementi non sono un problema in sé, lo diventano quando vengono inseriti senza coerenza con il tone of voice originale.
5 consigli per chi comunica nel B2B
- Scegliere un registro, non un addobbo. Un brand autorevole può essere caloroso e un brand tecnico può essere umano, ma il tono dev’essere un’estensione della vostra azienda, non un personaggio.
- Usare il Natale per valorizzare il proprio anno. Progetti conclusi, sfide vinte, clienti soddisfatti. Quella è la vera magia!
- Essere sintetici e significativi. Bisogna sempre raccontare qualcosa di unico e legato alla propria realtà, non serve circondarlo di frasi fatte.
- Differenziare i canali
Si può essere più morbidi sui social, più sobri nelle newsletter, più istituzionali nelle mail dirette. L’importante è che la voce resti coerente.
- Chiedersi: “Se il visual natalizio sparisse, il messaggio parlerebbe ancora di noi?” Se la risposta è no… avete già capito.
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Basta Natale, quindi?
Ehy, non sto dicendo questo. Non sono il Grinch della situazione!
Il tone of voice natalizio non è un errore. È una scelta e, come ogni scelta di comunicazione, è meglio se viene fatta con strategia, attenzione e coerenza.
Se volete costruire messaggi di Natale che parlano davvero con la voce del vostro brand, possiamo aiutarvi a farlo: dalla scrittura dei contenuti al concept della campagna, fino alla scelta del regalo perfetto per i vostri clienti.
Senza cliché, senza frasi fatte e con uno stile che suoni esattamente come voi… anche sotto l’albero.