Il welfare aziendale attraverso il lavoro ibrido

da | Mag 8, 2023 | Papers!

Il lavoro flessibile come chiave di svolta di produttività e benessere aziendale

Ormai è un dato di fatto: l’avvento pandemico ha costretto la maggior parte delle imprese a ristrutturare l’organizzazione interna, operativa e strategica per evitare contraccolpi catastrofici di mercato, riuscendo però a mantenere la propria produttività.

In questi ultimi due anni contrassegnati da continue restrizioni Covid-19, le microimprese e le PMI hanno concretizzato questa riorganizzazione attraverso il tele-lavoro. Lavorare lontano dalla sede della propria azienda è solo una delle tante forme del lavoro flessibile, più comunemente noto come smart working. Nonostante venga considerato la nuova frontiera per innalzare il welfare aziendale e trovare un equilibrio tra vita lavorativa e privata, averlo inserito come imposizione dovuta a “cause di forza maggiore” non sempre ha portato benefici. Basti pensare a quanto abbia aumentato il carico di lavoro giornaliero in assenza di orari ben definiti e regolamentati, portando la persona in un pericoloso stato di burnout.

La pandemia ha portato i datori di lavoro ad attrezzare i propri dipendenti per proseguire l’attività lavorativa da casa nei medesimi orari di una normale giornata in sede, con l’aggravante delle situazioni genitoriali che difficilmente riuscivano a conciliare. Infatti, questa forma di tele-lavoro è forse la meno vantaggiosa tra tutte. Con due anni di role-play alle spalle, i leader hanno scelto di adottare due metodologie più funzionali e che rispettano il benessere psico-fisico della persona.

Il primo metodo è l’adattamento: l’azienda si adegua agli eventi della vita personale del lavoratore. In questo caso, il dipendente fa una richiesta specifica riguardo la sua flessibilità nella gestione delle ferie e nella ripartizione dei carichi di lavoro. Si tratta infatti di concessioni ad personam che costringono i leader a valutare tutte le implicazioni. Concedere questo tipo di flessibilità porta il lavoratore a sentirsi capito e a recare maggiore produttività a livello operativo. D’altro canto, l’imprenditore deve tenere a mente che è necessario monitorare la reazione dei colleghi che mantengono gli orari standard, per evitare malumori o disservizi. 

Il secondo metodo viene chiamato lavoro senza confini. Questo tipo di flessibilità è orientato ai risultati e autogestito in termine di ore lavoro. 

Si tende a credere che una tale flessibilità porti a lavorare meno ore, ma i dati dimostrano esattamente il contrario. Ovviamente, per quanto riguarda gli imprenditori che desiderano  un maggiore controllo, questa tipologia di smart working potrebbe risultare inappropriata. Coloro che invece si concentrano maggiormente sui risultati legati a ogni singolo progetto, potranno trarre un immediato aumento della produttività e una maggiore percezione di equilibrio casa-lavoro.

È importante che questa disponibilità non venga tradotta in lavoro 24/7, altrimenti si potrebbe arrivare a stati di isolamento e di depressione progressiva del dipendente. 

Queste sono solo alcune delle molte forme di smart working; non ti resta che valutare quella che meglio si addice alle tue necessità aziendali e si avvicina alle esigenze ambientali lavorative dei tuoi collaboratori.  Ma come fare per introdurre il lavoro flessibile in azienda affinché non sia un’arma a doppio taglio? 

 

ALCUNI SPUNTI DI RIFLESSIONE UTILI ALLA CREAZIONE DI UN AMBIENTE DI LAVORO PIÙ PRODUTTIVO E CHE SAPPIA CONCILIARE AL MEGLIO VITA PRIVATA E PROFESSIONALE

 

1. Orario di lavoro flessibile a disposizione di tutti

La flessibilità non si traduce solo nel lavoro a distanza, ma anche nella gestione di turni di lavoro o di fasce orarie alternative. In questo modo è possibile coinvolgere non solo il personale degli uffici, ma anche chi svolge attività di frontline. 

 

2. Trasparenza nella politica da adottare

Adottare una politica di formalizzazione delle regole in cui si definiscono le modalità di applicazione del lavoro flessibile, aiuta a essere chiari e trasparenti agli occhi di ciascun lavoratore.

 

3. Responsabilizzare i dipendenti sulla gestione della propria flessibilità

Coinvolgere ciascun dipendente permette di comprendere diversi punti di vista e, cosa molto importante, vedere quali possono essere le criticità legate a clienti e colleghi. Attraverso questo coinvolgimento è possibile responsabilizzare il lavoratore, in modo che possa svolgere adeguatamente il proprio lavoro fuori dai confini aziendali.

 

4. Eliminare i disincentivi all’utilizzo del lavoro flessibile

È importante valutare il flusso operativo che la flessibilità del lavoro porta, in modo da non creare meccanismi che disincentivino. Ridurre gli stipendi o aumentare le ferie sono solo alcuni esempi. Al contrario il lavoro flessibile va incentivato facendone emergere gli aspetti positivi. 

 

5. Misurare i risultati

Introdurre un sistema di valutazione del lavoro svolto, in termini qualitativi più che quantitativi, aiuterà a capire l’efficacia delle azioni attuate, così da poter intervenire e migliorarne gli aspetti più critici.

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