Università e lavoro: (come) funziona?

da | Giu 7, 2024 | Papers!

Il mondo accademico dovrebbe costruire un ponte verso quello dell’impiego, ma non è così semplice.

Nei corsi di laurea, triennale, magistrale o a ciclo unico, è possibile acquisire dei CFU (crediti formativi universitari) attraverso lo svolgimento di uno stage. Questo può effettuarsi in strutture interne all’Ateneo, oppure presso aziende convenzionate.

La durata è variabile, ma ciò che rimane costante è il fatto che 1 CFU equivale a 25 ore di lavoro. Non c’è un periodo prestabilito per iniziare il tirocinio curriculare, la tendenza è quella di tenerlo per l’ultimo anno, in un periodo in cui sono previsti pochi appelli d’esame.

Potresti pensare che la difficoltà intrinseca stia nel dover conciliare studio e lavoro per diversi mesi, ma in realtà è l’ultimo dei problemi, e ora ti spiego perché.

Come viene scelta l’azienda e quali sono i processi per iniziare lo stage?

Chi frequenta l’università ha fondamentalmente due possibilità per mettersi in contatto con gli enti convenzionati:

1. La maggior parte degli Atenei ha una piattaforma per monitorare il proprio andamento scolastico, per prenotare gli esami e per effettuare i pagamenti. Ed è qui che, solitamente, si trova la sezione “Opportunità Tirocini e Stage”. Accedendovi, si può visualizzare un elenco di aziende che hanno deciso di convenzionarsi e che pubblicano annunci di lavoro. Insomma, è come LinkedIn, ma in versione accademica! Una ditta interessata può accedervi previa compilazione di una richiesta da inoltrare alla segreteria tirocini che, ormai in quasi ogni istituto, è totalmente online. Inoltre, in questa pagina compaiono anche delle opportunità create dall’università stessa. Per esempio, si possono svolgere tirocini nella sede della propria segreteria studenti.

2. Ci si può mettere in contatto direttamente con l’azienda di interesse, anche se non dovesse avere alcuna convenzione, rispondendo agli annunci di lavoro o mandando una mail. È una dinamica ricorrente, perché per quanto possa sembrare che la piattaforma sopracitata sia comoda, in realtà è utile solo per chi frequenta l’università nella stessa città in cui vive. Tuttavia, molte facoltà sono piene di fuori sede e pendolari. Per loro sarebbe difficoltoso avere un lavoro da svolgere, in media 5 giorni alla settimana, lontano da casa, soprattutto se si considera il costo dei trasporti che potrebbe essere abbastanza elevato per raggiungere l’ente ospitante e il fatto che il tirocinio curricolare non è obbligatoriamente retribuito. Anche io, come tanti altre persone, ho scelto di seguire questa seconda via, vivendo a Brescia ed essendo iscritta all’università di Parma.

A ogni modo, una volta scelta l’azienda, bisogna contattarla avendo cura di preparare un curriculum dettagliato da allegare alla richiesta. Se tutto va bene, si sostiene un colloquio e, superata la selezione, si decidono un tutor aziendale che si interfacci con la scuola, una data d’inizio e le attività da svolgere. Con l’università, invece, si seleziona una persona designata come tutor accademico che ha il compito di approvare il percorso prima di cominciarlo e di verificarlo non appena concluso.

A quali difficoltà si va incontro?

Spesso le università non sono molto chiare sulle modalità e sulle tempistiche che riguardano queste attività. Inoltre, tendono a fare poca informazione a riguardo. Di rado chi insegna “spreca” il proprio tempo per spiegare o anche solo per ricordare dell’esistenza del tirocinio curricolare. Anzi, viene trattato alla stregua di un argomento tabù all’interno delle aule.

È problema comune, poi, la carenza di tutor accademici in diverse facoltà, soprattutto nei corsi di laurea magistrale che prevedono un numero ristretto di iscrizioni. Gli Atenei dispongono di molti mezzi per aiutare a trovare un luogo in cui svolgere lo stage, il problema è che nessuno vuole prendersi la responsabilità di gestirli e organizzarli. Spetterebbe a dei membri selezionati del corpo docenti, ma tra chi ha troppi impegni e chi semplicemente non vuole dedicarsi ad attività extra, ci si trova in difficoltà. Una soluzione plausibile potrebbe essere quella di delegare tutte le attività inerenti ai tirocini alla segreteria specifica, che di base esiste già, ma svolge funzioni diverse rispetto a tutori accademici.

Esiste un’alternativa allo stage?

I più adottano un escamotage entrato in voga nel periodo del Covid-19 quando si doveva stare a casa, ma che è sempre esistito. I CFU guadagnati con il tirocinio si possono acquisire anche in modo diverso: sostenendo un paio di esami in più rispetto a quelli previsti dal proprio piano di studi o frequentando dei laboratori.

Dunque, piuttosto che scrivere innumerevoli mail e mandare richieste, aspettare tempistiche abbastanza lunghe che richiedono tutti i processi di avviamento del tirocinio e ricevere più rifiuti di quanti ci si possa aspettare, si preferisce studiare un po’ di più e privarsi di quest’esperienza. C’è addirittura chi fa questa scelta a priori, senza nemmeno consultare le opportunità disponibili sapendo “per sentito dire” che la ricerca dello stage perfetto è un incubo.

Ed è la scelta migliore?

Ragionando sul lungo termine, io penso di no. Nel mio caso, ho evitato il tirocinio durante la triennale, solo perché avevo già in mente di proseguire il mio percorso formativo. Oggi, infatti, sto frequentando l’ultimo anno di magistrale e, in contemporanea, sto facendo uno stage.

Penso che il tirocinio universitario sia un vantaggio non solo per chi deve laurearsi, ma anche per gli enti ospitanti. Iniziare a lavorare prima del termine degli studi consente di imparare a organizzare le proprie priorità, responsabilizza, fa familiarizzare con un mondo molto diverso da quello abituale e, ultimo ma non per importanza, fa capire se l’ambito in cui si svolge il tirocinio è davvero quello adatto alle proprie potenzialità e ai propri gusti. Le aziende, invece, hanno la possibilità di formare nuove risorse con una spesa minima, di far incontrare il tassello mancante al proprio team e di poter assumere in futuro una persona che sa già fare parte del lavoro in autonomia e che conosce l’ambiente.

Insomma, basta mesi di prova con persone incontrate solo tramite colloquio, che potrebbero decidere che l’azienda non fa per loro o che non soddisfano le aspettative. Non sarebbe più necessario investire del tempo nella formazione di risorse con il rischio che si rivelino inadatte, perché chi ha fatto lo stage sa com’è il lavoro e sa se vuole continuare a farlo.

Ciò che si studia sui libri è, specie nei corsi di laurea molto teorici e poco pratici, totalmente diverso da quello che si fa al lavoro. Sicuramente servono quelle nozioni di base, ma è veramente necessaria anche la presenza di aziende disponibili a investire nel futuro. Non posso dire che la ricerca di un luogo per il mio stage sia stata semplice e veloce. Nessuna ditta bresciana attiva nel settore della comunicazione era convenzionata con l’università di Parma. Ho dovuto fare delle ricerche personali, scrivere tante mail e interagire con altrettanti annunci su LinkedIn, e il tasso di risposta è stato così basso da risultare demoralizzante. Fortunatamente, sono riuscita a trovare chi mi ospitasse ed è grazie a loro che state leggendo questo articolo!

E tu collabori con qualche Ateneo? Se non l’hai mai fatto il mio consiglio è quello di visitare i siti delle università vicine per trovare tutte le informazioni a riguardo. Ci sono tante persone, come me, desiderose di imparare e disposte a mettersi in gioco.

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